andare e venire e andare

Le barche cariche di immigrati da reimpatriare, i giapponesi in vacanza che ancora non sono tornati a casa, un pendolare che va al lavoro e rientra in giornata. Sono tutti schemi di palindromi. Quando si va e si viene, allora percorri il palindromo al contrario. E’ la forma dell’onda.

L’onda del mare, l’onda sonora ed elettromagnetica. Il ritmo è alla base di un’onda, così come domina i movimenti dei giocatori di calcio. Il ritmo del cuore, del respiro, prendere e lasciare, tenere ed ottenere solo quello che ti serve: l’ossigeno.

Il ritmo del cosmo, delle orbite dei pianeti e delle comete, delle triettorie degli elettroni intorno al nucleo, delle traiettorie degli elettroni su loro stessi. Andare e venire, venire ed andare: come fare l’amore. Come fare la guerra.

L’assenza di differenza tra questo suono e questa luce, la comunione tra quello che vedo e quello che mi guarda. Ma soprattutto la continuità del gesto, l’essere veramente nell’atto, non avere regole ed aderire alla vita, come Maradona quando colpisce di mano e segna. Perchè è necessario.

Coma l’albero che non si muove, ma vive ed interagisce.

E fiorisce.

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La tempesta ed il Cigno

Il petrolio è un’ottima metafora di quello di cui ha bisogno ogni essere umano: cercare e, una volta trovato, raffinare ed usare, al limite inquinando. La stessa operazione dell’alchimia, della ricerca della pietra filosofale, del feto immortale.

Liberare il desiderio per liberarsi: altra forma di opera raffinata.

Ma raffinare significa levare, sottrarre, trasformare, distillare. Una buona grappa, concentrazione ed essenza.

Come ne “Il Cigno Nero”, di D. Aronofsky, bisogna accettare la propria parte oscura, coglierne i processi creativi, legarsi agli impulsi bestiali attraverso i quali essa ci guida. Così come bisogna abbracciare la propria parte chiara, la sua energia conservativa ed amorevole, la sua quasi ottusa apertura intellettuale e relazionale.

Non come il James Franco di Danny Boyle, film dalla maschera rivoluzionaria ma che include una abbacinante carica conservatrice, sia dal punto di vista visuale che narrativo, il quale vive una storia incredibile e sceglie di continuare come se mai l’avesse vissuta.

“Imparare uno strumento vale come qualsiasi altra cosa. Si tratta di sviluppare noi stessi come esseri umani, cambiare durante questo viaggio” ricorda Dylan Carlson dei mastodontici Earth.

Liberare il desiderio, annullare il desiderare. Raffinare la sua energia logorante, maleodorante e corrosiva. Accettare il dolore, smettere di avere il marmo sul cuore.

Dal marmo si crea, il diamante riluce.

Sapere dove rivolgere lo sguardo.

Conoscere cosa si riflette sull’argento dello specchio.

Scavare senza aspettarsi nulla, finalmente tacere.

Quando il cuore è quieto, il mare in tempesta sembra un buon amico.

Perchè lo è.

Il mutamento, il flusso, Google

La scorsa settimana è venuto a Roma il maestro cinese: Master Chen Bing. Ha fatto praticare il Tai Chi Chuan con la spada ed a mani nude, parlando del mutamento.

Il mutamento è connaturato ad ogni cosa di questo mondo, animata ed inanimata. L’alternanza dell’essenza Yin e di quella Yang permettono che tutto sia, che tutto si trasformi e, contemporaneamente, permanga in una stato sensibile.

L’estremo Yin ha, al suo interno, il seme del cambiamento: una scintilla di Yang. E vale anche il viceversa. Questa mancanza di equilibrio tiene le redini dell’equilibrio del Mondo fenomenico.

Quando ci si ribella al mutamento, accade qualcosa: si arresta il flusso, anche se solo per un istante. Ma il flusso ha un’intelligenza molto sviluppata e sa dove deve arrivare, e sa anche che le strade per farlo sono infinite. Per questo l’arresto è un batter d’ali di farfalla, e contiene in sé già il principio del movimento successivo.

Il flusso dialogante di un combattimento può avere un risultato o un altro, è solo una questione di istanti, di ascolto. Ma il flusso deve continuare.

E l’ennesima vittoria personale, o una sconfitta, non è niente: è solo una continuazione del flusso perfetto.

Per imparare a vincere, bisogna sapere che significa perdere. Per entrare, bisogna prima accogliere. Per andare a destra, bisogna necessariamente conoscere della sinistra. È una sensibilità diffusa, come quella pittore che disegna e colora e sa quello che sta facendo, anche se, momento per momento, non potrebbe spiegarlo.

Come scegliere se affrontare o accogliere una carica della polizia. Come scegliere se parteciapre a degli scontri di piazza, in strada, o prendere una via secondaria. Come votare la fiducia vendendo quella in se stessi.

Come se Google conoscesse il contenuto delle tue ricerche, come se sapesse cosa è necessario per il tuo flusso. In realtà Google già lo sa, e te lo dice, basta saperlo ascoltare.

Non è molto di più che vivere, con consapevolezza, ogni istante. Anche quando, con perfezione, si va verso l’abisso. Anche quando, con perfezione, si trova la soluzione definitiva. Ed è, sempre, bello e vitale.

Basta solo saper guardare.

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