Le emozioni del “volo dell’angelo”

L’emozione ha una caratteristica: caratterizza e limita. Aggettivizza uno stato biochimico, parla del proprio vissuto e della propria coazione a ripetere. L’emozione si presenta sempre uguale per essere superata. Come quando si ha paura, e ci si accorge che la paura è divisione, è quel qualcosa che definisce e scontorna, ed in sua assenza c’è solo calma.

Come quando si percorre un labirinto. Una delle caratteristiche del labirinto sono i i suoi confini: il labirinto è limite, è l’essenza dell’andare solo avanti od indietro. Ma il labirinto conforta, ti toglie orientamento ma ti dona una direzione. E rimane solo l’andare.

Per uscire dal labirinto, bisogna solo abbatterne i muri ed entrare nel paesaggio.

Quello che resta è una determinazione sottile, quieta, potente. Il cuore si apre, lo sguardo esplode, la pelle diventa roccia e montagna, nuvola ed albero. E non c’è più niente che conti, perché si ha già tutto.

Quindi rimane da abbattere il muro della divisione e da accettare quello che viene. Abbattere il muro creato dal nervosismo e far posto alla gentilezza, sgretolare la preoccupazione a colpi di fiducia, schiacciare la fretta sotto il peso della gioia dell’atto. Sacrificare l’azione ed il pensiero all’atto ed al sentire, immolare tutto fino a quando non resti nulla, o meglio creare un altare di nulla sul quale immolare tutto.

Per uscire, si abbatte il limite del labirinto e rimane solo il panorama.

Per uscire, si abbatte il limite dell’emozione e rimane solo il sé.

Finalmente Vuoto.

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