L’esplosivo piano di Bazil di J.P. Jeunet

Il cinema di Jeaunet è godibile perchè usa sfacciatamente gli strumenti del cinema, mettendone in scena la fascinazione e l’ipnosi. E già sarebbe (meravigliosamente) tutto qui.

Questo ultimo film, in particolare, espande un salto indietro nel tempo e nello spazio, come in un luogo a gravità accresciuta. Come (quasi) sempre quando si parla del francese. Racconta il viaggio di questo carrozzone di 8 persone: Bazil, che ha una pallottola in testa e può morire da un momento all’altro, ma prorpio per questo decide di vivere; un uomo cannone; una contorsionista; una freak della quantificazione; un africano; un ingegnere del recupero; un vecchio, saggio capo.

Questi cercano di fare le scarpe a 2 produttori e trafficanti di armi. La cosa veramente straordinaria, questa volta, è che ognuno fa solo il suo mestiere, usa il suo talento: l’uomo cannone, ad esempio, è solo un uomo cannone. Così come i trafficanti d’armi, lungi dall’essere buoni o cattivi, son solo trafficanti. Il cinema ci rivela che in una storia ognuno è quello che deve essere, e nulla più, ma anche niente di meno. Immagina Gasparri che, invece di ripetere a marionetta le battute scritte da un pessimo sceneggiatore, di colpo fosse lui stesso e tacesse. Come se tacesse quella voce nasale che anima i nostri discorsi, come se all’improvviso un caldo silenzio avvolgesse tutto e permettesse al tutto di parlare.

Ecco scomparire, per una volta, ogni doppiezza, ed il gioco del doppio è necessario proprio per questo: 2 valigie, 2 trafficanti, 2 tiri di cannone, una coppia che si innamora, molte storie.

Ma soprattutto una sublime scena conclusiva, in cui si (s)vela l’inganno dei sensi, che tramuta in immagini le percezioni e ci convince della verità  di eventi meno che reali.

“Oggi papà si è perfino paragonato a Rimabud!” – “Bravo, papà ma devi farti venire più muscoli!” – ”Rimbaud, figliolo, non Rambo.”

L’illusione ed il malinteso che costruiscono mondi.

Una volta tanto, perfetti.

Share

Annunci