Essere palindromo, avere un senso

Il palindromo è una parola che letta da sinistra a destra (la normalità per la scrittura occidentale) o da destra a sinistra (la normalità per la scrittura mediorientale) permette di formare la stessa parola di senso compiuto in una determinata lingua. Oppure no.

La cosa che mi salta all’occhio è che, in fondo, “qqqqqq” è un palindromo, anche se privo di senso. Allora a che serve il senso, se di senso sei già carico? Ovvero, l’essere palindromo è sufficiente, per una parola priva di senso, per acquisirne uno?

Infine, è necessario che un palindromo abbia un senso? Tecnicamente no, fattualmente lo acquisisce per la sola definizione di palindromo. È come quando Saviano ha parlato della manifestazione e della sua violenza, e tutti gli si sono scagliati contro: si son scagliati contro la connotazione violenta dei manifestanti e della polizia (peraltro, sembra, entrambi ineccepibili nei loro difficili ruoli sub-partes) o contro Saviano che, di per sé, è già significativamente carico di senso?

Quando piango, chi mi guarda è importante sappia il motivo? O è sufficiente che io pianga? Il senso è l’oggetto della ricerca, il bene ultimo per cui l’uomo naviga in mezzo ai fulmini della tempesta.

Come Adamo, che vedendo Eva credeva di aver trovato un punto d’approdo nella sua solitudine e si presentò: MADAM, I’M ADAM!

Quindi basta piangere, che poi non ha senso.

A meno che il senso non glielo dia chi piange. Ed in quel caso diventa significato. Aspettando TRON.

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