La tempesta ed il Cigno

Il petrolio è un’ottima metafora di quello di cui ha bisogno ogni essere umano: cercare e, una volta trovato, raffinare ed usare, al limite inquinando. La stessa operazione dell’alchimia, della ricerca della pietra filosofale, del feto immortale.

Liberare il desiderio per liberarsi: altra forma di opera raffinata.

Ma raffinare significa levare, sottrarre, trasformare, distillare. Una buona grappa, concentrazione ed essenza.

Come ne “Il Cigno Nero”, di D. Aronofsky, bisogna accettare la propria parte oscura, coglierne i processi creativi, legarsi agli impulsi bestiali attraverso i quali essa ci guida. Così come bisogna abbracciare la propria parte chiara, la sua energia conservativa ed amorevole, la sua quasi ottusa apertura intellettuale e relazionale.

Non come il James Franco di Danny Boyle, film dalla maschera rivoluzionaria ma che include una abbacinante carica conservatrice, sia dal punto di vista visuale che narrativo, il quale vive una storia incredibile e sceglie di continuare come se mai l’avesse vissuta.

“Imparare uno strumento vale come qualsiasi altra cosa. Si tratta di sviluppare noi stessi come esseri umani, cambiare durante questo viaggio” ricorda Dylan Carlson dei mastodontici Earth.

Liberare il desiderio, annullare il desiderare. Raffinare la sua energia logorante, maleodorante e corrosiva. Accettare il dolore, smettere di avere il marmo sul cuore.

Dal marmo si crea, il diamante riluce.

Sapere dove rivolgere lo sguardo.

Conoscere cosa si riflette sull’argento dello specchio.

Scavare senza aspettarsi nulla, finalmente tacere.

Quando il cuore è quieto, il mare in tempesta sembra un buon amico.

Perchè lo è.