andare e venire e andare

Le barche cariche di immigrati da reimpatriare, i giapponesi in vacanza che ancora non sono tornati a casa, un pendolare che va al lavoro e rientra in giornata. Sono tutti schemi di palindromi. Quando si va e si viene, allora percorri il palindromo al contrario. E’ la forma dell’onda.

L’onda del mare, l’onda sonora ed elettromagnetica. Il ritmo è alla base di un’onda, così come domina i movimenti dei giocatori di calcio. Il ritmo del cuore, del respiro, prendere e lasciare, tenere ed ottenere solo quello che ti serve: l’ossigeno.

Il ritmo del cosmo, delle orbite dei pianeti e delle comete, delle triettorie degli elettroni intorno al nucleo, delle traiettorie degli elettroni su loro stessi. Andare e venire, venire ed andare: come fare l’amore. Come fare la guerra.

L’assenza di differenza tra questo suono e questa luce, la comunione tra quello che vedo e quello che mi guarda. Ma soprattutto la continuità del gesto, l’essere veramente nell’atto, non avere regole ed aderire alla vita, come Maradona quando colpisce di mano e segna. Perchè è necessario.

Coma l’albero che non si muove, ma vive ed interagisce.

E fiorisce.

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Warlocks, il surf, lo sguardo

L’altra sera sono andato a recuperare il mio ingranditore.. per  venderlo. Che ogni tanto bisogna disfarsi delle cose che non sono più importanti. Lasciar andare, si dice.

Bella, la fotografia analogica. Mi ha dato tutto in molti passaggi, ma ora è giusto lasciarla andare..
Poi, per celebrare questo distacco amichevole, mi sparo i Warlock. Che son bravi, sembrano proprio la colonna sonora di un addio che non pesa, di un passaggio dovuto, gioioso e solenne.

Perchè il segreto è che si divertono, e la loro onda divertita arriva anche all’osservatore, che muta da osservatore ad osservato e si diverte a sua volta. Proprio come quando fai una foto, che se l’osservatore all’improvviso muta di ruolo hai un’alchimia magica: il famoso tra(s)guardo dello sguardo in macchina.

‘Mazza che interminabili appostamenti per farsi guardare… quei riff dal palco lunghi e ripetuti, un surf marziale ma consolatorio, condensano (od espandono) quei momenti.. e la memoria vola: a quello scatto in quel cono di luce in un mare d’ombra e quanti passano e guardano in terra perchè non sanno di essere guardati, che se lo sapessero si metterebbero quanto-meno in posa, o magari si arrabbierebbero, ma sarebbero diversi da quello che sono mentre guardano in terra e dentro di loro, negandomi l’accesso, negandosi alla ripresa perfetta, negandosi anche di guardare. Ed allora li guardo, io, fin quando li catturo, quegli occhi. Ne è valsa la pena, come sempre. Essere guardati è una gran cosa. Come quando ti giri a guardare un bel culo, ma quello non vede oltre il fondo dei suoi pantaloni ed allora te ne vai per la tua strada, ma se ti avesse guardato..

Fare le foto è una gran cosa. Guardare per, in fondo, essere ricambiati. Era l’incrocio quello che cercavo.

Ora tutti i miei negativi vergini li ho venduti, come la mia macchina 35mm, e farà la stessa fine anche il mio ingranditore ed i dischi dei Warlocks.

E qualcuno li troverà, e per lui saranno importanti come lo sono stati per me.

le Cose sono importanti. Bisogna solo, alla fine, lasciarle andare.

Per non perderle.

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