Le emozioni del “volo dell’angelo”

L’emozione ha una caratteristica: caratterizza e limita. Aggettivizza uno stato biochimico, parla del proprio vissuto e della propria coazione a ripetere. L’emozione si presenta sempre uguale per essere superata. Come quando si ha paura, e ci si accorge che la paura è divisione, è quel qualcosa che definisce e scontorna, ed in sua assenza c’è solo calma.

Come quando si percorre un labirinto. Una delle caratteristiche del labirinto sono i i suoi confini: il labirinto è limite, è l’essenza dell’andare solo avanti od indietro. Ma il labirinto conforta, ti toglie orientamento ma ti dona una direzione. E rimane solo l’andare.

Per uscire dal labirinto, bisogna solo abbatterne i muri ed entrare nel paesaggio.

Quello che resta è una determinazione sottile, quieta, potente. Il cuore si apre, lo sguardo esplode, la pelle diventa roccia e montagna, nuvola ed albero. E non c’è più niente che conti, perché si ha già tutto.

Quindi rimane da abbattere il muro della divisione e da accettare quello che viene. Abbattere il muro creato dal nervosismo e far posto alla gentilezza, sgretolare la preoccupazione a colpi di fiducia, schiacciare la fretta sotto il peso della gioia dell’atto. Sacrificare l’azione ed il pensiero all’atto ed al sentire, immolare tutto fino a quando non resti nulla, o meglio creare un altare di nulla sul quale immolare tutto.

Per uscire, si abbatte il limite del labirinto e rimane solo il panorama.

Per uscire, si abbatte il limite dell’emozione e rimane solo il sé.

Finalmente Vuoto.

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Quando tornare, se ri-tornare

Parlando del ritorno… il ritorno è una gran cosa. Come in un labirinto, che la sfida è raggiungere il centro, ma l’altra metà della sfida è tornare indietro. Che poi in fondo un labirinto è una linea retta. Il punto è capire il momento e da quale posizione iniziare a tornare.

Quando si comincia una sessione di massaggio thai, si ascolta il corpo del paziente, si capisce quali sono i punti che sono andati troppo avanti, quelli che son rimasti eccessivamente indietro. Nel corso della sessione, si equilibra questa condizione e si crea una unità che permette al corpo di muoversi alla velocità dell’intento. E’ uno strumento per tornare. Per infrangere l’immagine del movimento che si crede sia autentico, ma è solo un velo attraverso diventa sempre più difficile guardare, col tempo.

L’essenza del movimento, anche di quello meccanico,  è la quiete, di nuovo, nel senso dell’abbandono della sovrastrutture della mente e dell’inconscio, che accumulano gli strati emozionali e spirituali in punti che, in ultima analisi, non sentiamo più, ed è come non averli. E son punti di blocco, accumulo, od estrema debolezza, che comunque vengono by-passati dai meccanismi di aggiustamento del corpo, che ha una sua propria intelligenza ed anche una sua propria, deliziosa, stupidità.

Proprio come noi, i padroni del corpo, gli schiavi della mente.

Libertà per tutti.

Usare, smettere di consumare.

Anche i momenti.

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