Warlocks, il surf, lo sguardo

L’altra sera sono andato a recuperare il mio ingranditore.. per  venderlo. Che ogni tanto bisogna disfarsi delle cose che non sono più importanti. Lasciar andare, si dice.

Bella, la fotografia analogica. Mi ha dato tutto in molti passaggi, ma ora è giusto lasciarla andare..
Poi, per celebrare questo distacco amichevole, mi sparo i Warlock. Che son bravi, sembrano proprio la colonna sonora di un addio che non pesa, di un passaggio dovuto, gioioso e solenne.

Perchè il segreto è che si divertono, e la loro onda divertita arriva anche all’osservatore, che muta da osservatore ad osservato e si diverte a sua volta. Proprio come quando fai una foto, che se l’osservatore all’improvviso muta di ruolo hai un’alchimia magica: il famoso tra(s)guardo dello sguardo in macchina.

‘Mazza che interminabili appostamenti per farsi guardare… quei riff dal palco lunghi e ripetuti, un surf marziale ma consolatorio, condensano (od espandono) quei momenti.. e la memoria vola: a quello scatto in quel cono di luce in un mare d’ombra e quanti passano e guardano in terra perchè non sanno di essere guardati, che se lo sapessero si metterebbero quanto-meno in posa, o magari si arrabbierebbero, ma sarebbero diversi da quello che sono mentre guardano in terra e dentro di loro, negandomi l’accesso, negandosi alla ripresa perfetta, negandosi anche di guardare. Ed allora li guardo, io, fin quando li catturo, quegli occhi. Ne è valsa la pena, come sempre. Essere guardati è una gran cosa. Come quando ti giri a guardare un bel culo, ma quello non vede oltre il fondo dei suoi pantaloni ed allora te ne vai per la tua strada, ma se ti avesse guardato..

Fare le foto è una gran cosa. Guardare per, in fondo, essere ricambiati. Era l’incrocio quello che cercavo.

Ora tutti i miei negativi vergini li ho venduti, come la mia macchina 35mm, e farà la stessa fine anche il mio ingranditore ed i dischi dei Warlocks.

E qualcuno li troverà, e per lui saranno importanti come lo sono stati per me.

le Cose sono importanti. Bisogna solo, alla fine, lasciarle andare.

Per non perderle.

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secondo post

Il 2 dicembre sono andato al Circolo a gustarmi ‘sto concerto che era tanto che volevo vederli i Massimo Volume, perchè son bravi, perchè sono un pezzo di storia della musica italiana e “Lungo i bordi” strappa il cuore dal petto anche ai punk di periferia (cosa che farebbe piacere ai nostri), perchè il nuovo disco fa paura per la lucidità e la forza delle canzoni.
Beh, live ‘sti Massimo Volume so’ massimi: tra la loro pedissequa riproposizione delle canzoni del nuovo disco ed il disco intercorre la stessa differenza che c’è tra la vita ed un testo che la racconta.
Sei lì che ascolto “avevi fretta di andartene” e mi godo quanto sia confortante e conosciuta, poi all’improvviso mi sveglio e finalmente capisco che quello è vero, che quello sta succedendo e non succederà più. E’ come di colpo guardare un dipinto di Salomè che decapita il Battista e di colpo senti sulle labbra il sapore del sangue, perchè sei Salomè e perchè sei il Battista. Non è importante sopravvivere, è importante solo esserci e stare.
Non è un effetto che sanno fare tutti, dal vivo. Non è una cosa che va sottovalutata.

Sono andato a letto e non volevo dormire. Volevo stare sveglio ancora un po’.

Grazie, Massimo Volume.

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