Un anno in due giorni

Quando andare significa comprimere: comprimere il respiro, per sostenere la colonna vertebrale. Comprimere  l’impazienza, per aprire il cuore alla bellezza ed alla forza. Comprimere la sfiducia, per aprire il centro al nuovo che arriva ed al vecchio che si trasforma. Comprimere il tempo, per trovarlo senza guardare l’orologio. E’ come tornare dalla fine del palindromo, ridiventare feto, scindersi di nuovo nei 2 o solo restere 1.

Si comprime per accettare e fare un punto, creare il punto più denso ed incorporarlo nel proprio divenire, che in quel punto si arresta e subito riparte in ogni direzione.

Quando non c’è più quando, l’equivoco nasce dalla comunicazione, dalle falle aperte perchè si vuole capire, si vuole seguire un ordine, si vuole comandare. Si vuole dominare il flusso, che incurante continua a fluire gioioso e zampilla da ogni cosa, che si illumina e ride della propria libertà.

E poteva essere un giorno, ma sono due. Ma dormire è più importante del tempo, è quando il tempo gioca intermittente e si trasforma in ritmo. Forse chi ha invetato i tamburi li ha trovati in sogno. Forse non si può inventare nulla, che già tutto è sotto il sole.

Basta lasciarsi vederlo.

Like this on Facebook

Annunci

Stando attenti che se la neve cade puoi cadere anche tu

Bella, la neve: apre una percezione attutita e, proprio per questo, accresciuta. Ti concede un attimo di solitudine: poco da guardare, poco da ascoltare, ghiaccio da odorare.

Sentire il caldo del corpo, per non dimenticarsene. Sentire dove finisce l’onda termica, sentire dove arriva l’influenza della bobina.

Vedere uno che scivola, finalmente liberato dalla gravita’: coglierne l’eleganza, la naturalezza del tonfo, un fiocco troppo grande per rialzarsi davvero. Che, nonostante il peso, si risolleva leggero.

Perche’ il destino della neve e’ di tornare in cielo, cadere e rialzarsi.

Andare sempre avanti, tornare sempre indietro.

Il palindromo al contrario.

Il tempo è gentiluomo ed altre amenità su una (la) storia

Un amico che se ne va, un ciclo che si chiude, la vita che continua, un ciclo che si apre. Anno nuovo-vecchio, le stagioni, la voglia di andare avanti, il desiderio, smettere di desiderarlo ma solo volerlo, il superamento del concetto di vestito, i super-eroi con super-problemi, gli anni zero.

Una stanza che si popola, tutti che vanno via alla fine della festa e resta solo da pulire, ma è bello farlo perchè poi se ne può fare un’altra.

Stare insieme, il senso delle feste. Il rituale di riunirsi, donarsi il proprio meglio e ca(r)pire lo specchio di chi ti sta di fronte. Guardare fuori per chiarire quello che si è dentro, accettare una cosa inaspettata.

Un’armatura di cavaliere che contiene una dama. Un dama coraggiosa come un cavaliere. Un adulto che si stupisce come un bambino. Smettere di stupirsi ma solo gioire. Puramente.

Se guardi nel lago, vedi te stesso e la luna. Ma devi guardare la luna.

Andare oltre il testo. Vivere la vita.

Benvenuto anno nuovo, grazie anno vecchio.

Buon ascolto a tutti.

Del (In) silenzio.

Share