Un anno in due giorni

Quando andare significa comprimere: comprimere il respiro, per sostenere la colonna vertebrale. Comprimere  l’impazienza, per aprire il cuore alla bellezza ed alla forza. Comprimere la sfiducia, per aprire il centro al nuovo che arriva ed al vecchio che si trasforma. Comprimere il tempo, per trovarlo senza guardare l’orologio. E’ come tornare dalla fine del palindromo, ridiventare feto, scindersi di nuovo nei 2 o solo restere 1.

Si comprime per accettare e fare un punto, creare il punto più denso ed incorporarlo nel proprio divenire, che in quel punto si arresta e subito riparte in ogni direzione.

Quando non c’è più quando, l’equivoco nasce dalla comunicazione, dalle falle aperte perchè si vuole capire, si vuole seguire un ordine, si vuole comandare. Si vuole dominare il flusso, che incurante continua a fluire gioioso e zampilla da ogni cosa, che si illumina e ride della propria libertà.

E poteva essere un giorno, ma sono due. Ma dormire è più importante del tempo, è quando il tempo gioca intermittente e si trasforma in ritmo. Forse chi ha invetato i tamburi li ha trovati in sogno. Forse non si può inventare nulla, che già tutto è sotto il sole.

Basta lasciarsi vederlo.

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2 farfalle in 5 minuti

L’arte di Roma per i romani mi regala il MACRO gratis. Una cosa bella, con uno slogan limitato e limitante, ma che mi fa comodo. Allora vado. La sorpresa: ENEL regala gratis la più bella delle esperienze che il museo del Comune offre in questa tranche espositiva. Per tutti. La forza dell’unione, l’unione fa la forza. La vitalità del volo di una farfalla contro la banalità di essere romani a Roma.

Farfalle grandi, piccole, colorate, notturne, diurne. Che riposano e che vivono il loro tempo. Che nascono e che muoiono. In una teca, all’interno di un museo, la storia della nascita, trasformazione e morte. Per me, in mostra. Per tutti quelli che guardano ed entrano per viverlo.

Il luogo dove portare ogni ragazza al primo appuntamento, il luogo dove scordarti da dove vieni e ricordare dove stai andando. Un luogo di sospensione del tempo: lunga l’attesa in fila, breve il percorso all’interno: ma in fondo sono entrambi di 5 minuti. 5 minuti che scorrono uguali e così diversi.

Come fare una foto ad una farfalla: una è grande più della mia mano, un’altra meno del mio palmo. La fotografia non riesce a comunicare tutto, o meglio ha una sua grammatica che va usata se si vuole essere capiti.

5 minuti, 2 farfalle, tutti o solo i romani?

Una giornata costruttiva, un po’ triste per me, ma costruttiva. E la tristezza sembra durare a lungo, ma sono solo 5 minuti.

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