Stando attenti che se la neve cade puoi cadere anche tu

Bella, la neve: apre una percezione attutita e, proprio per questo, accresciuta. Ti concede un attimo di solitudine: poco da guardare, poco da ascoltare, ghiaccio da odorare.

Sentire il caldo del corpo, per non dimenticarsene. Sentire dove finisce l’onda termica, sentire dove arriva l’influenza della bobina.

Vedere uno che scivola, finalmente liberato dalla gravita’: coglierne l’eleganza, la naturalezza del tonfo, un fiocco troppo grande per rialzarsi davvero. Che, nonostante il peso, si risolleva leggero.

Perche’ il destino della neve e’ di tornare in cielo, cadere e rialzarsi.

Andare sempre avanti, tornare sempre indietro.

Il palindromo al contrario.

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Il tempo è gentiluomo ed altre amenità su una (la) storia

Un amico che se ne va, un ciclo che si chiude, la vita che continua, un ciclo che si apre. Anno nuovo-vecchio, le stagioni, la voglia di andare avanti, il desiderio, smettere di desiderarlo ma solo volerlo, il superamento del concetto di vestito, i super-eroi con super-problemi, gli anni zero.

Una stanza che si popola, tutti che vanno via alla fine della festa e resta solo da pulire, ma è bello farlo perchè poi se ne può fare un’altra.

Stare insieme, il senso delle feste. Il rituale di riunirsi, donarsi il proprio meglio e ca(r)pire lo specchio di chi ti sta di fronte. Guardare fuori per chiarire quello che si è dentro, accettare una cosa inaspettata.

Un’armatura di cavaliere che contiene una dama. Un dama coraggiosa come un cavaliere. Un adulto che si stupisce come un bambino. Smettere di stupirsi ma solo gioire. Puramente.

Se guardi nel lago, vedi te stesso e la luna. Ma devi guardare la luna.

Andare oltre il testo. Vivere la vita.

Benvenuto anno nuovo, grazie anno vecchio.

Buon ascolto a tutti.

Del (In) silenzio.

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