andare e venire e andare

Le barche cariche di immigrati da reimpatriare, i giapponesi in vacanza che ancora non sono tornati a casa, un pendolare che va al lavoro e rientra in giornata. Sono tutti schemi di palindromi. Quando si va e si viene, allora percorri il palindromo al contrario. E’ la forma dell’onda.

L’onda del mare, l’onda sonora ed elettromagnetica. Il ritmo è alla base di un’onda, così come domina i movimenti dei giocatori di calcio. Il ritmo del cuore, del respiro, prendere e lasciare, tenere ed ottenere solo quello che ti serve: l’ossigeno.

Il ritmo del cosmo, delle orbite dei pianeti e delle comete, delle triettorie degli elettroni intorno al nucleo, delle traiettorie degli elettroni su loro stessi. Andare e venire, venire ed andare: come fare l’amore. Come fare la guerra.

L’assenza di differenza tra questo suono e questa luce, la comunione tra quello che vedo e quello che mi guarda. Ma soprattutto la continuità del gesto, l’essere veramente nell’atto, non avere regole ed aderire alla vita, come Maradona quando colpisce di mano e segna. Perchè è necessario.

Coma l’albero che non si muove, ma vive ed interagisce.

E fiorisce.

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Tra il bar e la storia

Dedicato a chi ha le carte in mano ed ha saputo come giocarle.

Grande Vecjo… Che certo calcio, come diceva anche Carmelo Bene parlando di Maradona, è teatro. E’ quel qualcosa più della vita che dona un fremito da ri-trovare in ogni momento nella vita stessa.

Ricordo la dolce follia della vittoria sdoganarsi in atti, alla fine, carichi di senso. E la vittoria era solo quella.

Un piacere da condividere, un piacere di ognuno.

L’importanza del direttore d’orchestra che fa vivere, adesso, partiture mute.

Sorridendo.

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