Come costruire un uovo dai pezzi del suo guscio

Come ci si sente a scoprire che qualcuno ha già fatto i puzzle con le migliori esplosioni atomiche della storia? Come ci si sente a scoprire che esistono le esplosioni atomiche?

È come quando stai a guardare la Madonna e lei all’improvviso ti mostra le tette. O era Madonna?

È bello avere un blog, avere un posto dove scaricare quello che il pensiero a volte non riesce a cogliere, ma che, se fissato, può palesarsi.

La mente, in continuo movimento, è l’unica cosa che sarebbe meglio stia ferma. Il movimento è indispensabile per la vita, per l’evoluzione, e la mente lo sa. Per questo sta in movimento. L’eccessivo movimento ti impedisce di godere, però, il momento “ora”. Quell’adesso continuo che invece è l’unico accesso ad una maggiore presenza. Allora si medita, si cerca, si pensa, ci si spacca la testa. Ma tutto è lì a portata di mano: sentire, ogni momento, il proprio cuore.

Percepirne i sentimenti sarebbe molto bello, ma basta ascoltarlo battere. Basta sentire il proprio corpo: sentire il sudore, sentire il rumore, sentire lo smog sulla pelle. Sentire l’umido della saliva della donna che ami. Sentire, e non giudicare. Sentire, e stare, senza scappare in un momento nel pensiero “mi piace-che schifo”, “sarebbe meglio-potrei fare”.

Senza scappare in “potrebbe essermi utile-mi fa male”, “ho paura-devo smettere-devo cambiare”.

Troppe volte ho sentito dire “avresti potuto fare”, troppe volte Maradona ha ciccato il tiro decisivo. Non giudicare, guarda il replay, se riesci non guardarlo proprio.

Un impianto ad alta fedeltà serve ad ascoltare meglio, ascoltare tutto. Ed è bello, ogni tanto, metterci una brutta canzone.

Perchè c’è sempre qualcosa di più da ascoltare.



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11 thoughts on “Come costruire un uovo dai pezzi del suo guscio

      • basta smettere di cercare e fare, oggi ero a Torino e alzando il naso ho letto una storia, è successo per davvero e penso che c’netri molto con questa blog di oggi e volevo condividere la foto e la storia ma meglio usare la forza delle cose scritte, che si leggono con calma senza il movimento.
        ecco qui la stori era scitta sulle luci colorate e camminavi con il naso all’insu per leggerla, ecco perche poi non ho potuto fare a meno di pensare. I bambini perduti vogliono essere ritrovati.

        la foto e questa e questa la storia.

        Questa storia racconta come Luì il matto riuscì a trovare i bambini perduti nel Bosco Silenzioso e tutti gli altri, cani, soldati, gatti e mamme con cestini. E si spiega perché Luì, per fare questo, imparò la lingua delle forme, dei suoni, dei silenzi e dei colori …”.

        La città era piena di rumore: era sempre più difficile parlare e ascoltare. E poi cera il bosco silenzioso. Ma nel silenzio del bosco ci si perdeva. Chi non sopportava il rumore della città andava nel bosco, e il silenzio se lo portava via. Così si sparse la voce che nel bosco cera un orco. Furono mandati soldati e anche quelli sparirono. Quando Luì il matto arrivò in città, trovò rumore e musi lunghi. Qualcuno gli raccontò la storia di quelli che sparivano nel silenzio e a Luì venne una gran voglia di fare una passeggiata nel bosco. Ma capì che era necessario studiare la lingua del vento e della pioggia, dei sassi, del legno e della terra. E dopo tanto studiare Luì inventò uno strano bastone che faceva un rumore dolce ad ogni passo. Tric trac, fran fran troc. Così il bosco non era più tanto silenzioso. Poi, le forme degli alberi e della terra tentarono di ingannarlo. Ma Luì con il suo coltellino intagliò il legno e raccolse pietre, e legò rami e fece balene orchi elefantesse. Le illusioni del bosco silenzioso diventarono cose da toccare e tutti quelli che si erano perduti incominciarono a saltare fuori come funghi. Da quel giorno tutti i bambini vollero i bastoni sonori di Luì per non perdersi nel silenzio e nel rumore. E quando chiesero a Luì che nome dare ai suoi bastoni, egli disse: chiamateli sonagli. E così fu.

  1. I sonagli trillano in continuazione, nel silenzio e nel frastuono più atroce. per ascoltarli bisogna far silaenzio dentro sè stessi. Grazie per la storia, è molto, molto bella. Deve essere emozionante leggerla con il cielo di sfondo.

  2. a volte non è semplice restare, a volte scappare è il sintomo che qualcosa ci fa paura perchè prende troppo di noi e potremmo all’improvviso trovarci senza avere più certezze di ciò che abbiamo e che siamo.
    a volta è una paura senza senso. ma a volte è solo il risultato di ciò che abbiamo vissuto. un gatto che si avvicina al fuoco, se si scotta non ci si avvicinerà mai più.

    • hai ragione, Gabry, ma il gatto perde un’occasione. Il fuoco brucia, ma scalda, anche. Bisogna avere una visione completa del mondo, osservare le opportunità. Dire no è sempre perdere. Scappare, è avere una visione incompleta. Avere una visione completa aiuta 😉

  3. Il post rispecchia il momento che sto vivendo e devo dire che talvolta, scappare, nel senso di spegnersi, di ricaricarsi è necessario per la sanità mentale, altrimenti vai in corto. Il troppo stroppia…

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