La cultura pop per ri-formare la riforma

Amo le forme ibridate. Le scoprii per la prima volta ascoltando i Rage Against the Machine, così sfacciatamente bifronti tra metal e rap, e capii, finalmente, il senso della parola “cross-over”. Oggi siamo tutti un po’ ibridi, ed è un bene. Essere permeabili arricchisce i panorami, rende l’aria più leggera. Autorizza (e la legge è importante) ad essere più vicini a quello che si vuole rappresentare, a volte perfino a quello che si vuole essere.

Le nuove forme con sempre meno forma ci aiutano, si mischiano, ci permettono di mischiarci. Ecco perchè l’ibridazione dei linguaggi mi affascina. Una storia come quella di “Scott Pilgrim VS. il mondo”, ancor prima che la formazione di un ragazzo che si estrae spade dal petto ma fatica a trovare lavoro, racconta quella nostra: la formazione di ragazzi/e cresciuti/e a fumetti, videogiochi, videoclip, cultura pop lanciata dai potenti cannoni della comunicazione di massa.

Quindi “Buried”, che sperimenta un vecchio linguaggio in un nuovo spazio, espandendolo fino all’inverosimile, rubando letteralmente, minuti ai nostri orologi, fa sorridere; è anche la metafora di una serie di attività cui diamo importanza ma che, davvero, poi non ne hanno tanta.

La nostra classe politica ama un popolo sempre più pop, dal quale attingere manodopera a basso costo ed potere d’acquisto che, sui numeri, basa comunque l’impero dei pochi.

Ma la vera cultura pop nasce, inconsapevolmente, come interstizio rubato a questo meccanismo. È la leva piazzata nell’ingranaggio giusto, che fa saltare tutto il macchinario. E’ deliziosamente ed incosapevolmente antagonista di se stessa.

Per scardinare il precostituito, per disarticolare quello che ci viene pro(-im-)posto, la piazza aiuta, ma la cultura fa di più. Oggi la cultura non costa più, quindi è di tutti. Tutto è cultura pop, anche le follie di Guy Debord sono una nicchia pop oramai neanche troppo piccola. Anche i fumetti di Alan Moore o i misuratori vitali di Mortal Combat. O stare su un trattore ad arare e seguire il corso delle stagioni.

La cultura pop si ibrida e le sue ibridazioni sono super eroi vestiti da donne in carriera adoratrici di porno amatoriale. Donne vestite da generale che sfornano crostate che rendono più intelligenti. Cattivi che nascono Cattivi ma poi voglio fare i Buoni (Megamind).

Quest è la forza, questo è quello che la Gelmini, con la sua piccola riforma, non riuscirà a fare. Ma che potrebbe realizzare Hirst facendola a fette e mettendola in formaldeide, come gli squali. In fondo anche Lei è un supereroe (o un cattivo?).

La leva della cultura pop è importante. Tutti in piazza a mostrare quanto siamo pop, quanto si può riuscire ad esserlo solo provandoci.

Troviamo la cultura, per poi lasciarla, e lasciarci andare.

La nostra cultura ibridata, ma per questo unita.

Una.

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