Le emozioni del “volo dell’angelo”

L’emozione ha una caratteristica: caratterizza e limita. Aggettivizza uno stato biochimico, parla del proprio vissuto e della propria coazione a ripetere. L’emozione si presenta sempre uguale per essere superata. Come quando si ha paura, e ci si accorge che la paura è divisione, è quel qualcosa che definisce e scontorna, ed in sua assenza c’è solo calma.

Come quando si percorre un labirinto. Una delle caratteristiche del labirinto sono i i suoi confini: il labirinto è limite, è l’essenza dell’andare solo avanti od indietro. Ma il labirinto conforta, ti toglie orientamento ma ti dona una direzione. E rimane solo l’andare.

Per uscire dal labirinto, bisogna solo abbatterne i muri ed entrare nel paesaggio.

Quello che resta è una determinazione sottile, quieta, potente. Il cuore si apre, lo sguardo esplode, la pelle diventa roccia e montagna, nuvola ed albero. E non c’è più niente che conti, perché si ha già tutto.

Quindi rimane da abbattere il muro della divisione e da accettare quello che viene. Abbattere il muro creato dal nervosismo e far posto alla gentilezza, sgretolare la preoccupazione a colpi di fiducia, schiacciare la fretta sotto il peso della gioia dell’atto. Sacrificare l’azione ed il pensiero all’atto ed al sentire, immolare tutto fino a quando non resti nulla, o meglio creare un altare di nulla sul quale immolare tutto.

Per uscire, si abbatte il limite del labirinto e rimane solo il panorama.

Per uscire, si abbatte il limite dell’emozione e rimane solo il sé.

Finalmente Vuoto.

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Un anno in due giorni

Quando andare significa comprimere: comprimere il respiro, per sostenere la colonna vertebrale. Comprimere  l’impazienza, per aprire il cuore alla bellezza ed alla forza. Comprimere la sfiducia, per aprire il centro al nuovo che arriva ed al vecchio che si trasforma. Comprimere il tempo, per trovarlo senza guardare l’orologio. E’ come tornare dalla fine del palindromo, ridiventare feto, scindersi di nuovo nei 2 o solo restere 1.

Si comprime per accettare e fare un punto, creare il punto più denso ed incorporarlo nel proprio divenire, che in quel punto si arresta e subito riparte in ogni direzione.

Quando non c’è più quando, l’equivoco nasce dalla comunicazione, dalle falle aperte perchè si vuole capire, si vuole seguire un ordine, si vuole comandare. Si vuole dominare il flusso, che incurante continua a fluire gioioso e zampilla da ogni cosa, che si illumina e ride della propria libertà.

E poteva essere un giorno, ma sono due. Ma dormire è più importante del tempo, è quando il tempo gioca intermittente e si trasforma in ritmo. Forse chi ha invetato i tamburi li ha trovati in sogno. Forse non si può inventare nulla, che già tutto è sotto il sole.

Basta lasciarsi vederlo.

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andare e venire e andare

Le barche cariche di immigrati da reimpatriare, i giapponesi in vacanza che ancora non sono tornati a casa, un pendolare che va al lavoro e rientra in giornata. Sono tutti schemi di palindromi. Quando si va e si viene, allora percorri il palindromo al contrario. E’ la forma dell’onda.

L’onda del mare, l’onda sonora ed elettromagnetica. Il ritmo è alla base di un’onda, così come domina i movimenti dei giocatori di calcio. Il ritmo del cuore, del respiro, prendere e lasciare, tenere ed ottenere solo quello che ti serve: l’ossigeno.

Il ritmo del cosmo, delle orbite dei pianeti e delle comete, delle triettorie degli elettroni intorno al nucleo, delle traiettorie degli elettroni su loro stessi. Andare e venire, venire ed andare: come fare l’amore. Come fare la guerra.

L’assenza di differenza tra questo suono e questa luce, la comunione tra quello che vedo e quello che mi guarda. Ma soprattutto la continuità del gesto, l’essere veramente nell’atto, non avere regole ed aderire alla vita, come Maradona quando colpisce di mano e segna. Perchè è necessario.

Coma l’albero che non si muove, ma vive ed interagisce.

E fiorisce.

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La maschera, l’emozione ed il senso

La maschera è ciò che mi nasconde, che nasconde “me”, ma contemporaneamente rivela quello dietro al quale mi sto mascherando. E’ un reato flagrante. Basta guardare.

Ogni emozione è una maschera, ogni momento in cui mi scordo dove sono e quali sono i miei confini indosso una maschera che spero mi accolga, con la mia incompletezza ed il mio peccato ed ancora una volta mi perdoni ed ancora una volta si lasci indossare.

Non basta non volerla indossare, una maschera. Per smettere di farlo bisogna provarla, guardarla nella propia mano, crogiolarsi allo specchio, confrontare il proprio sè con quello che gli piace, mi piace e deve smettere di piacermi per essere davvero significato.

Allora benvengano l’odio che scava la sua tana nel cuore, la paura che corrode l’energia dei reni, la rabbia che colora il fegato di quel verde denso,  la tristezza che si annida nei polmoni, la preocupazione che ingiallisce il mio stomaco.

Benvenuti, perchè se vi conosco posso accogliervi come meritate.

Con amore.

 

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Dal 1906

Un rito che si ripete, ogni sera, da più di cento anni. Un avvocato a Londra che rinuncia a tutto questo, che non vuole che il rito sia tutta la sua vita.

La libertà è capire chi siamo, dove andiamo. Cosa ci guida.

Il concetto di libertà, se compreso profondamente, rivela tutto il suo potere: si è veramente liberi se si smette di scegliere. Il flusso sceglie per te, e finalmente sei scelto. O, meglio, ti lasci scegliere.

Al contrario, la libertà può essere una gabbia dalle sbarre sottilissime, ma dalle cui maglie è impossibile fuggire. Essere liberi e vittima delle proprie libertà. Senza il coraggio di essere libertini, solo affermando continuamente la propria possibilità di scegliere.

Quando si esce dalla gabbia, si entre nel fiume, e tutto scorre.

Verso il mare

La tempesta ed il Cigno

Il petrolio è un’ottima metafora di quello di cui ha bisogno ogni essere umano: cercare e, una volta trovato, raffinare ed usare, al limite inquinando. La stessa operazione dell’alchimia, della ricerca della pietra filosofale, del feto immortale.

Liberare il desiderio per liberarsi: altra forma di opera raffinata.

Ma raffinare significa levare, sottrarre, trasformare, distillare. Una buona grappa, concentrazione ed essenza.

Come ne “Il Cigno Nero”, di D. Aronofsky, bisogna accettare la propria parte oscura, coglierne i processi creativi, legarsi agli impulsi bestiali attraverso i quali essa ci guida. Così come bisogna abbracciare la propria parte chiara, la sua energia conservativa ed amorevole, la sua quasi ottusa apertura intellettuale e relazionale.

Non come il James Franco di Danny Boyle, film dalla maschera rivoluzionaria ma che include una abbacinante carica conservatrice, sia dal punto di vista visuale che narrativo, il quale vive una storia incredibile e sceglie di continuare come se mai l’avesse vissuta.

“Imparare uno strumento vale come qualsiasi altra cosa. Si tratta di sviluppare noi stessi come esseri umani, cambiare durante questo viaggio” ricorda Dylan Carlson dei mastodontici Earth.

Liberare il desiderio, annullare il desiderare. Raffinare la sua energia logorante, maleodorante e corrosiva. Accettare il dolore, smettere di avere il marmo sul cuore.

Dal marmo si crea, il diamante riluce.

Sapere dove rivolgere lo sguardo.

Conoscere cosa si riflette sull’argento dello specchio.

Scavare senza aspettarsi nulla, finalmente tacere.

Quando il cuore è quieto, il mare in tempesta sembra un buon amico.

Perchè lo è.